LA VISITA DELLA

VECCHIA SIGNORA

 

L'OPERA
Scritto nel 1956 dallo svizzero Friedrich Dürrenmatt, La visita della vecchia signora è un testo dai molti livelli di lettura. Certo, c’è il potere del denaro, l’amara considerazione che tutti hanno un prezzo, che la corruzione ha mani lunghissime che raggiungono e soffocano scrupoli e coscienze; ma ci sono, più sottili, altre considerazioni che è possibile fare. Quanto sia inopinatamente facile sopportare una colpa condivisa e impersonale, per esempio; e quanto la situazione apparentemente eccezionale del protagonista sia invece la sorte comune ad ogni uomo: trovarsi di fronte alla morte, con la paura e la solitudine, con le tracce del male compiuto che non si sono perse nel tempo, ma che riconducono a noi, accusandoci.
La tragedia presume il concetto della colpa, della responsabilità: ma nel nostro secolo, avverte l'autore, non ci sono più colpevoli, né responsabili. La tragedia oggi non è più possibile, perché è un’arte innocente, e noi non lo siamo più. Solo la commedia può raggiungerci e parlarci.
Il testo presenta personaggi tragici in una situazione comica, e quanto più si enfatizzano gli elementi comici di contorno, tanto più si evidenzia la sublime incongruenza dell’atmosfera di ilarità nella quale si muovono l’andatura regale della signora e il volo spezzato dell’amante di un tempo.
Claire, immobile e lenta, è un’eroina sin dall’inizio; Alfredo, che si muove rapido e scomposto nel labirinto della paura, assurge allo stato di eroe: all’inizio è un commerciante con piccoli piani egoistici, con piccole astuzie e piccole menzogne, un uomo semplice con piccoli sogni e piccoli rimorsi, e che invece, posto di fronte alla propria colpa, riconoscendo la propria responsabilità, passando attraverso le lame fredde della paura e del tradimento, raggiunge la grandezza solitaria dell’eroe.
Solitaria perché i suoi concittadini non lo comprendono: sono gente normale, sono sinceri nel rifiutare l’offerta della signora, si lasciano andare ad acquisti incauti e a debiti crescenti non perché vogliano ucciderlo, ma per l’incosciente irresponsabilità che fa loro pensare che tutto in qualche modo si aggiusterà. Solo in seguito, spalleggiandosi l’un l’altro, giustificando la propria colpa con la colpa altrui, arrivano all’omicidio.
La signora è una specie di dea malvagia, e proprio per questa ragione deve essere interpretata nel modo più umano possibile, non con ferocia, ma con umorismo e malinconia, «perché niente», raccomanda Dürrenmatt, «può danneggiare questa commedia dal finale tragico più di una mortale seriosità».

Rosario Tronnolone