IL RE MUORE

 

L'OPERA

«Io scrivo nella notte e nell’angoscia con l’illuminazione, di quando in quando, dello humour. Ma non è questa l’illuminazione che cerco. Tutte le mie commedie sono l’espressione di una nostalgia: io cerco un tesoro sprofondato nell’oceano, perduto nella tragedia della Storia. O forse è la luce che cerco e che a volte mi sembra di ritrovare. Il mondo può essere ridicolo, può anche sembrare tragico; in ogni caso non è mai divertente. Niente è divertente. Rifiuto categoricamente l’etichetta di Teatro dell’Assurdo. Il mio teatro ha sempre voluto dire qualcosa. È la gente che non lo ha letto, o che non ha capito nulla quando lo ha visto, che si attacca a questa formula. Il mio teatro è un s.o.s., un grido permanente che esprime il disagio della condizione esistenziale dell’uomo separato dalla trascendenza. La vita ha una sua drammaticità, e il mio teatro non vuole scacciare l’angoscia. Tenta di renderla familiare, perché la si superi. Scrivo, quindi, per ricordare alla gente questi problemi, affinché gli uomini diventino coscienti, siano sempre svegli, non dimentichino lo stupore e la meraviglia di esistere, e il miracolo del mondo. Scrivo per far udire il grido d’angoscia, a Dio e agli altri uomini. Tutto il resto è secondario».

Eugène Ionesco (agosto 1987)

 

«Il testo mette in scena il disagio esistenziale. Descrive la condizione umana intrappolata nell’impossibilità di trovare una via d’uscita al non-senso dell’esistere. Le battute mi frullano in testa, chiassose, fredde e pesanti, come palline di un flipper. Fatico a trovare un filo che ci conduca fuori dal labirinto del testo, falsamente leggero. Siamo come bloccati davanti al muro difensivo che questo dramma innalza con i suoi problemi interpretativi, sempre nuovi e ingombranti. Sembra non esserci via d’uscita. Il non-senso e l’assurdo consistono nel non fare più nessuna domanda, nemmeno a sé stessi. È questo che il teatro di Ionesco grida. E domandare è già, in qualche modo, una risposta».

Franco Palmieri (da Atto unico per cinquantaquattro storie, Marietti, Milano 2008)