IL GABBIANO

 

L'OPERA
«Quattro atti, un’unica scena, molti discorsi sulla letteratura, pochissima azione, tonnellate d’amore»: così, in una lettera a Suvorin dell’ottobre 1895, Cechov descrive il testo teatrale al quale sta lavorando, Il Gabbiano.
In un’atmosfera di vacanza, rilassata e un po’ noiosa, turbata a tratti dall’irrequietezza di un presentimento, Cechov incrocia i destini di quattro artisti. Un’attrice che passa con fatica dallo stato di donna giovane a quello di “donna ancora giovane”. Suo figlio, scrittore in erba, che si dibatte in una ragnatela di aspirazioni e di insicurezze. Un’aspirante attrice, giovane, bella, affamata di vita. Uno scrittore famoso, il cui talento non gli consente di vivere se non pensando a come una frase detta possa diventare una frase scritta; un paesaggio, la sua descrizione; un destino, il soggetto per un racconto.
Cechov racconta l’invisibile, condizione primaria dell’eleganza (e della poesia, eleganza per eccellenza): la caducità delle cose, la fragilità della giovinezza, la tenacia e la brevità degli amori. E contrappone le cose che durano nel tempo, il talento, l’arte, il teatro, a quelle che passano, gli amori, i viaggi, la vita.
L’arte, il teatro, la letteratura sono territorio di contrasto, il contrasto generazionale tra vecchie forme e nuove forme, tra abitudini prese e abitudini da prendere: l’abitudine presa è divenuta un classico e ha perso la sua forza d’urto, quella da prendere, invece, è ancora il risultato di un incidente, conserva intatta la sua capacità di sconcertare, perfino di disgustare, ma all’impeto giovanile manca la struttura che gli consentirebbe di farsi veicolo dell’ispirazione poetica.
Anche la vita, qui descritta nella sua nudità più umile, la solitudine, è un territorio di contrasto, il contrasto sentimentale degli amori non corrisposti e degli sguardi negati. Ogni personaggio ha un suo doppio, ciascuno riconosce in un altro gli entusiasmi e gli errori di sé stesso da giovane, eppure le cose, nel ricordo, assumono prospettive diverse, come per il cambiamento di un punto di vista.
Il tempo è il grande protagonista del testo di Cechov. I personaggi sono sempre in attesa di qualcosa, in ritardo per qualcosa, è ormai ora che qualcosa accada, o è già troppo tardi. E intanto la vita passa, nell’incoscienza, nell’abitudine ai gesti e alle cose, con la dolcezza insostenibile e snervante di una vacanza. Una stagione di cui si riconosce la bellezza solo dopo che è passata.

Rosario Tronnolone